Criticità nella composizione delle candidature
L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, con il suo alto valore simbolico e la sua funzione di riconoscimento pubblico, è nato per celebrare quei cittadini che si sono distinti per aver contribuito in modo significativo alla crescita della Nazione e al miglioramento della società.
Tuttavia, uno dei temi critici che emergono nella prassi della concessione delle onorificenze è il forte squilibrio nella composizione delle candidature presentate, un fenomeno che solleva interrogativi di equità e rappresentatività.
In questa direzione Il Cerimoniale di Stato è intervento più volte.
Eccesso di candidature relative a personale della Pubblica amministrazione e di militari
Tradizionalmente, gli elenchi delle proposte per l'assegnazione delle onorificenze evidenziano un'eccessiva presenza di personale appartenente all'Amministrazione pubblica, e in particolare alle carriere militari.
Si tratta di un dato che, pur comprensibile, rischia di compromettere l'universalità e l'inclusività di un riconoscimento che, per sua natura, dovrebbe rappresentare l'intera collettività italiana.
La natura delle istituzioni pubbliche, e soprattutto delle carriere militari, offre certamente maggiori opportunità di evidenziare azioni e comportamenti che rispondano ai requisiti di "benemerenze acquisite verso la Nazione": i servizi svolti per la sicurezza del Paese, per il funzionamento delle istituzioni e per il mantenimento dell'ordine pubblico sono elementi fondamentali per la vita della Repubblica e meritano senz'altro il giusto riconoscimento. Tuttavia, questa predominanza può risultare squilibrata se non viene controbilanciata da una più ampia valorizzazione dei meriti provenienti da altri ambiti della società civile.
Il rischio è quello di trasmettere l'idea che l'OMRI sia prerogativa quasi esclusiva di figure istituzionali e militari, lasciando in ombra il valore straordinario del contributo apportato da altri settori della società. La scienza, la cultura, l'arte, lo sport, l'economia e, soprattutto, le attività di carattere sociale, filantropico ed umanitario rappresentano pilastri altrettanto fondamentali per il progresso e il prestigio della Nazione, ma spesso i loro protagonisti ricevono scarsa considerazione nelle candidature.
Questa disattenzione rischia di svilire il senso profondo dell'onorificenza, che dovrebbe fungere da strumento per riflettere l'intera ricchezza e pluralità del contributo offerto dai cittadini alla Repubblica.
Particolarmente significativo è il volontariato, un settore che incarna forse in maniera più autentica e disinteressata i valori di solidarietà e di servizio al bene comune, con migliaia di volontari che, ogni giorno, dedicano tempo ed energie per aiutare i più deboli, per affrontare emergenze e per promuovere progetti di inclusione sociale.
L'importanza critica di riequilibrare le proposte per l'assegnazione dell'onorificenza risiede, dunque, nella necessità di dare voce e visibilità a tutte le componenti della società, senza privilegi di settore.
La Repubblica Italiana, con il conferimento dell'Ordine al Merito, non deve soltanto riconoscere le eccellenze all'interno delle istituzioni, ma anche valorizzare quei percorsi virtuosi che si sviluppano al di fuori della sfera pubblica, in contesti che sono altrettanto determinanti per il benessere e lo sviluppo del Paese.
Inoltre, una maggiore attenzione verso esponenti della società civile risponderebbe anche a una funzione pedagogica e ispiratrice: mettere in luce il lavoro di scienziati, artisti, sportivi e volontari significa offrire alla comunità modelli di impegno, creatività e altruismo, esempi possono stimolare i cittadini, e soprattutto le nuove generazioni, a perseguire con passione e dedizione obiettivi di valore, incoraggiandoli a contribuire al progresso collettivo attraverso le proprie competenze e i propri talenti.
Riequilibrio della parità di genere nelle nomine
La necessità di perseguire un riequilibrio della parità di genere nelle proposte di conferimento è un tema che non può essere relegato a una questione marginale o secondaria, poiché il riconoscimento delle donne nelle onorificenze non è solo un atto formale, ma rappresenta una scelta culturale e politica di fondamentale importanza per il progresso della società italiana.
Negli ultimi anni, grazie a un'opera di sensibilizzazione rivolta ai segnalanti, si è registrato un incremento della presenza femminile tra coloro che ricevono l'onorificenza. Questo risultato è certamente incoraggiante, poiché segnala una maggiore attenzione verso il contributo, spesso straordinario ma non sufficientemente valorizzato, delle donne in tutti gli ambiti della vita sociale, economica e culturale del Paese. Tuttavia, tale progresso, per quanto significativo, non è ancora sufficiente. Rimane evidente, infatti, la necessità di un impegno ulteriore per individuare e proporre figure femminili che abbiano maturato meriti rilevanti e che siano degne del riconoscimento pubblico.
Storicamente, le donne hanno contribuito in modo determinante alla crescita e al progresso della Nazione, sebbene il loro impegno sia stato spesso oscurato o sottovalutato. In settori come la scienza, la cultura, l'istruzione, la ricerca, il volontariato e la politica, il lavoro delle donne ha avuto un impatto profondo e duraturo, eppure raramente ha ricevuto la visibilità e il riconoscimento che merita e questo squilibrio ha portato a una narrazione pubblica parziale, nella quale le donne risultano spesso sottorappresentate, nonostante la loro capacità di influenzare positivamente la società.
La criticità della questione sta proprio in questo: il mancato riconoscimento delle donne attraverso l'OMRI non è solo una lacuna formale, ma rappresenta un vuoto simbolico che rischia di trasmettere un messaggio sbagliato alla collettività. Se il riconoscimento del merito è uno strumento per indicare modelli di eccellenza e di impegno da additare alla pubblica considerazione, l'assenza di una adeguata rappresentanza femminile rischia di perpetuare stereotipi culturali e di non valorizzare appieno il talento e il contributo delle donne, in quanto tale aspetto assume un'importanza ancora più rilevante se consideriamo il ruolo ispiratore e pedagogico che l'onorificenza ricopre: per le nuove generazioni, vedere donne premiate per il loro impegno e il loro valore significa abbattere barriere culturali e promuovere una cultura della parità e delle pari opportunità.
Le figure femminili degne di onorificenza esistono in abbondanza: professioniste, scienziate, imprenditrici, artiste, insegnanti, volontarie e tante altre che con il loro lavoro hanno lasciato un segno tangibile nella comunità, migliorando la vita delle persone e promuovendo il progresso sociale e culturale del Paese. La vera sfida consiste nell'intercettare queste storie e portarle alla luce, offrendo loro quella visibilità che per troppo tempo è mancata.
In tal senso, è essenziale che l'opera di sensibilizzazione già avviata venga ulteriormente rafforzata, coinvolgendo tutti gli attori chiamati a individuare e proporre candidature, è necessario promuovere una cultura della valorizzazione del merito che sia inclusiva e attenta alla pluralità dei contributi, assicurando che le donne ricevano il giusto riconoscimento per il loro impegno.
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