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Fattispecie di non conferibilità

L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana è una delle massime onorificenze conferite dallo Stato italiano per premiare, come abbiamo già trattato, di meriti in vari settori.

Tuttavia, esistono delle situazioni specifiche che impediscono il conferimento di questa onorificenza, disciplinate da disposizioni normative precise e prassi consolidate.

Queste restrizioni sono essenziali per preservare il valore simbolico e morale del riconoscimento, assicurando che l'Ordine rimanga un'istituzione credibile, rispettata e coerente con i principi fondamentali della Repubblica Italiana, proteggendo anche da abusi o assegnazioni inopportune e garantendo che il conferimento avvenga esclusivamente in presenza di meriti eccezionali e verificati.


Mancanza dei requisiti di merito ("benemerenze insufficienti")

Le onorificenze rappresentano il riconoscimento di meriti straordinari che superano il semplice dovere quotidiano e testimoniano un contributo eccezionale al progresso, al benessere o alla crescita della società in uno dei campi previsti, come le arti, le scienze, le lettere, il lavoro, l'economia, l'impegno civile o atti di particolare valore. Per questo motivo, non possono essere concesse a persone che non abbiano dimostrato un contributo significativo in almeno uno di questi settori.

La concessione di un'onorificenza non è mai un atto di pura formalità o un semplice simbolo di apprezzamento, ma un riconoscimento autentico e motivato, che valorizza risultati concreti e tangibili, riconosciuti come un valore aggiunto per la collettività: è questo carattere di straordinarietà a rendere le onorificenze un simbolo di prestigio e non un premio generico o accessibile a tutti.

La mancanza di contributi rilevanti, dunque, non solo esclude automaticamente il conferimento di un'onorificenza, ma rappresenta anche un criterio fondamentale per tutelare il prestigio del riconoscimento stesso.

Una selezione meno rigorosa rischierebbe di svilire il significato di queste onorificenze, compromettendone il valore agli occhi dell'opinione pubblica e minando la fiducia verso le istituzioni che le concedono.

Il rispetto della meritocrazia è considerato un principio fondamentale, quindi l'integrità del processo di selezione deve essere preservata con la massima cura e premiare una persona che non abbia dimostrato un contributo significativo significherebbe tradire questa dimensione simbolica, rischiando di trasmettere il messaggio sbagliato riguardo ai valori che tali riconoscimenti intendono celebrare.

Va sottolineato anche che il conferimento di un'onorificenza a persone prive di requisiti adeguati può danneggiare non solo il prestigio dell'Ordine o dell'istituzione che assegna il riconoscimento, ma anche il valore stesso che gli altri insigniti hanno ricevuto.

Chi ha lavorato con dedizione e raggiunto risultati straordinari potrebbe sentirsi sminuito se questi premi venissero assegnati senza criteri rigorosi; di conseguenza, garantire che le onorificenze siano riservate a chi merita realmente è un atto di rispetto verso coloro che, in passato e in futuro, saranno onorati per i loro contributi autentici.


Non conferibilità "alla memoria"

Le onorificenze dell'Ordine "Al Merito della Repubblica Italiana" possono essere conferite esclusivamente a persone viventi, escludendo la possibilità di concessione alla memoria.

Ciò risponde a una logica ben precisa: l'onorificenza è concepita per essere attribuita a persone viventi, in modo da celebrare il loro contributo mentre sono ancora in vita e possono ricevere direttamente il riconoscimento dello Stato.

Il divieto di concessione alla memoria non è un caso isolato, ma riflette una scelta coerente con la natura di questo tipo di onorificenza. Non si tratta di un'omissione o di una dimenticanza normativa, ma di una limitazione intenzionale, che distingue l'OMRI da altre forme di riconoscimento, come intitolazioni postume, medaglie al valore, o commemorazioni ufficiali, che invece possono essere attribuite anche a chi è deceduto.

Questa scelta normativa, apparentemente stringente, porta con sé una serie di implicazioni e riflessioni.

Il primo aspetto da considerare è che il conferimento delle onorificenze ha una funzione non solo simbolica, ma anche pratica; pertanto, l'atto di attribuire un'onorificenza a una persona vivente consente al destinatario di ricevere personalmente il riconoscimento dello Stato e di essere investito ufficialmente del ruolo di rappresentante dei valori e delle virtù che l'onorificenza intende celebrare.

La presenza del destinatario permette un'interazione diretta tra istituzioni e cittadini, rafforzando il senso di appartenenza e di riconoscimento sociale. Invece il riconoscimento alla memoria, pur valido da un punto di vista simbolico, perde questa dimensione immediata di partecipazione personale.

In secondo luogo, la restrizione alle persone viventi riflette una scelta che dà priorità al riconoscimento del merito contemporaneo: concedere il riconoscimento a persone decedute potrebbe spostare il focus dall'attualità del merito verso una dimensione più storica o commemorativa, che esula dallo scopo principale di questo specifico Ordine Cavalleresco.

Va anche considerato che la Repubblica Italiana dispone di altre modalità per onorare la memoria di personalità che si sono distinte nel loro operato: monumenti, intitolazioni di luoghi pubblici, celebrazioni istituzionali e persino commemorazioni specifiche possono assolvere il compito di ricordare chi non è più in vita, evitando così una sovrapposizione di funzioni tra gli strumenti di riconoscimento a disposizione dello Stato.


Procedimenti penali o condanne

L'onorificenza, in quanto simbolo di riconoscimento e apprezzamento pubblico per meriti personali, impegni civili o risultati straordinari, deve essere attribuita esclusivamente a coloro che possano incarnare i più alti valori etici e morali. Per questo motivo, è espressamente previsto che essa non possa essere conferita a persone che abbiano riportato condanne penali o che siano sottoposte a procedimenti giudiziari per reati di particolare gravità. Questa esclusione è essenziale per preservare l'autorevolezza, il prestigio e il valore morale del riconoscimento stesso.

Quando si assegna un'onorificenza, infatti, non si celebra soltanto un risultato o una qualità specifica, ma si trasmette un messaggio di fiducia e di stima da parte dell'istituzione o dell'ente che la conferisce, è pertanto necessario che non ci siano ombre sulla figura di chi riceve il riconoscimento, né elementi che possano generare dubbi o polemiche.

Il principio alla base di questa limitazione non è solo quello di evitare che l'attribuzione dell'onorificenza possa essere percepita come inopportuna o controversa, ma anche quello di rispettare pienamente i valori fondanti dell'istituzione o dell'Ordine che la concede. Ciò significa che chiunque aspiri a ricevere un'onorificenza deve dimostrare non solo di avere meriti evidenti, ma anche di essere una figura ineccepibile dal punto di vista morale e legale.

Va considerato, inoltre, che le onorificenze non sono semplicemente premi individuali, ma rappresentano anche modelli per la società e chi le riceve diventa un esempio, un riferimento per la collettività.

Per questo, un eventuale coinvolgimento in procedimenti penali o l'esistenza di condanne per reati gravi non solo minerebbe il valore simbolico dell'onorificenza, ma potrebbe anche compromettere la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti delle istituzioni che le conferiscono.

Infine, questa regola non ha solo una funzione simbolica, ma anche preventiva. L'esclusione di persone coinvolte in situazioni legali delicate tutela l'OMRI da possibili critiche o attacchi reputazionali: in un'epoca in cui la trasparenza e l'integrità sono requisiti imprescindibili per qualsiasi istituzione, l'adozione di criteri rigorosi per l'attribuzione delle onorificenze diventa un atto di responsabilità nei confronti della società e delle generazioni future, che devono poter vedere in tali riconoscimenti un esempio di coerenza e di adesione a principi solidi e condivisi.


Comportamenti contrari ai principi etici e morali fondamentali

Anche in assenza di reati o procedimenti penali, un comportamento moralmente discutibile può essere sufficiente a compromettere la reputazione di chi lo ha adottato. Ad esempio, azioni che dimostrano mancanza di rispetto per il bene comune o manifestazioni di disprezzo verso le istituzioni democratiche rappresentano un ostacolo insormontabile al conferimento dell'onorificenza.

In questi casi, anche se non vi è una violazione della legge, la dignità dell'Ordine e il messaggio che esso veicola verrebbero irrimediabilmente danneggiati se fosse attribuito a individui che hanno mostrato condotte contrarie ai principi di integrità e correttezza.

Un'altra circostanza che determina l'inammissibilità al conferimento riguarda i legami, diretti o indiretti, con organizzazioni criminali. Il nostro ordinamento, consapevole della gravità di tali connessioni, esclude categoricamente dall'Ordine chiunque abbia rapporti, anche non formalmente illeciti, con realtà come associazioni mafiose, terroristiche o altre organizzazioni criminali o semplicemente venga associato, anche solo simbolicamente, a chiunque abbia intrattenuto relazioni ambigue o compromettenti. L'Ordine, infatti, deve essere un baluardo di legalità, giustizia e fiducia nelle istituzioni, e qualsiasi legame con contesti di criminalità organizzata ne minerebbe la credibilità e il prestigio.

Il principio alla base di questa esclusione è semplice e chiaro: il conferimento dell'OMRI deve sempre rappresentare un riconoscimento di merito che sia limpido e ineccepibile, senza alcuna ombra che possa offuscarne il valore e anche la sola percezione di un legame tra l'insignito e organizzazioni criminali, o di fiscaleun comportamento che si allontani dagli standard morali richiesti, è sufficiente a pregiudicare l'affidabilità del processo di assegnazione.


Irregolarità nella posizione fiscale

L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, istituito per riconoscere il valore e l'impegno di cittadini che si sono distinti nei più diversi campi della società, è un'onorificenza che non può essere conferita senza un'attenta verifica dei requisiti richiesti dalla legge. Tra questi, un aspetto di fondamentale importanza è la regolarità della posizione fiscale del candidato nei confronti dell'Erario.

La concessione di un tale riconoscimento implica infatti non solo l'accertamento di meriti personali e professionali, ma anche la valutazione della condotta del soggetto sotto il profilo dell'adempimento degli obblighi verso lo Stato e la collettività.

Per questo motivo, prima di procedere con il conferimento dell'onorificenza, la Prefettura competente avvia un'istruttoria approfondita, tra i cui passaggi vi è la richiesta all'Agenzia delle Entrate di certificare la regolarità fiscale del soggetto.

Questa verifica assume un significato preciso e inequivocabile: un cittadino che aspira a ricevere un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato deve dimostrare di aver sempre rispettato le norme che regolano la contribuzione fiscale, evitando qualsiasi forma di inadempienza o evasione.

Il mancato versamento delle imposte, infatti, non è solo un'irregolarità amministrativa, ma rappresenta un vulnus nei confronti del principio di equità fiscale, un dovere essenziale che ogni persona è chiamata a rispettare per il buon funzionamento delle istituzioni.

Nel caso in cui l'Agenzia delle Entrate dovesse riscontrare anomalie, situazioni di mancato pagamento delle imposte, la Prefettura di norma decide di non procedere con il conferimento dell'onorificenza.

Chi riceve un'onorificenza dalla Repubblica deve rappresentare un modello di comportamento non solo per ciò che ha realizzato nella propria carriera, ma anche per la correttezza e l'etica con cui ha adempiuto ai doveri di cittadino.


Cariche politiche elettive

L'articolo 4 della legge 3 marzo 1951, n. 178, stabilisce che senatori e deputati non possano ricevere onorificenze durante il loro mandato parlamentare. Questa norma si colloca in un quadro di principi volti a garantire che il conferimento delle onorificenze sia percepito come un atto esclusivamente meritocratico e non condizionato da motivazioni politiche o interessi personali. Il legislatore, attraverso tale previsione, intende evitare che un riconoscimento ufficiale dello Stato possa influenzare l'indipendenza del parlamentare o essere interpretato come un segno di favoritismo politico, compromettendo così la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini.

Questa linea di pensiero viene ulteriormente ribadita e ampliata dalla circolare del 28 giugno 2021 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che estende il principio di non conferibilità delle onorificenze anche a coloro che ricoprono altre cariche politiche elettive per tutta la durata del loro mandato: tale disposizione non si limita a ribadire quanto stabilito dalla legge del 1951 per i parlamentari, ma introduce un ulteriore elemento di uniformità e chiarezza, abbracciando l'intera categoria degli eletti nelle istituzioni pubbliche.

Questo approccio sottolinea come il conferimento di onorificenze debba rimanere estraneo a ogni forma di influenza politica, garantendo che i criteri per l'assegnazione siano basati esclusivamente sul merito personale, sulle capacità dimostrate e sui risultati raggiunti nella propria attività professionale o sociale.

È interessante notare come entrambe le disposizioni si pongano non solo come un atto di tutela delle istituzioni, ma anche come uno strumento di prevenzione rispetto a eventuali conflitti di interesse: l'imparzialità e l'indipendenza del sistema risultano infatti essenziali per preservare il valore simbolico e concreto dell'OMRI

L'articolo di legge e la successiva circolare ministeriale costituiscono dunque un esempio di come il diritto si adatti alle esigenze di trasparenza e imparzialità, consolidando un sistema in cui l'onorificenza rappresenta un simbolo di eccellenza riconosciuta universalmente. Al contempo, queste norme ribadiscono l'importanza di separare nettamente il momento del riconoscimento meritocratico dalle dinamiche della politica attiva, che per definizione è legata al consenso e al confronto.

Il rispetto di tali regole non solo tutela l'istituto dell'Ordine, ma rafforza il legame tra cittadini e Stato, dimostrando che il riconoscimento delle eccellenze è fondato su criteri equi, oggettivi e lontani dalle contingenze del potere politico.


Età inferiore ai 35 anni

L'Ordine "Al merito della Repubblica Italiana" stabilisce che le onorificenze non possano essere conferite a cittadini di età inferiore ai 35 anni, salvo casi eccezionali e ad eccezione delle concessioni motu proprio ai sensi dell'art. 2 dello Statuto.

Questa disposizione, lungi dall'essere una limitazione arbitraria, si radica nella filosofia stessa dell'istituzione dell'Ordine, che si propone di celebrare meriti consolidati e un contributo significativo e duraturo alla società. L'età minima rappresenta un criterio volto a garantire che i destinatari dell'onorificenza abbiano maturato un percorso personale, professionale o civile sufficientemente ampio da dimostrare il valore del loro operato nel tempo.

Il conferimento di un'onorificenza come quella dell'Ordine "Al merito della Repubblica Italiana" non è pensato per riconoscere un potenziale o dei risultati ancora in divenire, ma piuttosto per celebrare traguardi che abbiano avuto un impatto concreto e duraturo. La soglia dei 35 anni è stata probabilmente individuata come età in cui, nella maggior parte dei casi, una persona ha avuto il tempo e l'opportunità di dimostrare pienamente le proprie capacità e il proprio contributo in ambiti rilevanti quali il lavoro, la cultura, la scienza, l'arte, la solidarietà, o il servizio allo Stato.

Il criterio anagrafico, quindi, non mira a sminuire il valore dell'impegno giovanile, ma piuttosto a preservare la natura dell'onorificenza come simbolo di meriti consolidati.

Tuttavia, la norma non è rigida e ammette eccezioni in situazioni straordinarie: in presenza di meriti eccezionali o di risultati di straordinaria rilevanza, il limite d'età può essere derogato, consentendo il conferimento anche a cittadini più giovani.

Ciò rende la norma flessibile e in grado di adattarsi a circostanze particolari, evitando che una regola generale impedisca di riconoscere gesti o contributi eccezionali.

Inoltre, la disposizione relativa all'età minima sottolinea un aspetto importante: l'intento educativo e di ispirazione. Riconoscere meriti consolidati in persone adulte non significa escludere o sottovalutare il contributo dei giovani, ma piuttosto offrire loro modelli di riferimento, figure che possano rappresentare un esempio di ciò che si può ottenere attraverso l'impegno, la dedizione e la costanza.

In definitiva, il limite d'età non è un ostacolo ma uno strumento per mantenere l'onorificenza coerente con la sua finalità di riconoscimento massimo dei valori civili e sociali che definiscono la Repubblica Italiana.


Conflitti di interesse

Un'ulteriore circostanza che potrebbe impedire l'attribuzione di un'onorificenza riguarda il conflitto di interesse. Questo si verifica quando una persona, nel ricoprire una funzione pubblica o un incarico di rilievo, si trova in una situazione in cui i propri interessi personali entrano in contrasto con i doveri e le responsabilità legate alla sua posizione. Anche una situazione di questo tipo non è compatibile con l'attribuzione dell'Ordine, poiché potrebbe mettere in discussione la trasparenza e l'indipendenza delle azioni del soggetto interessato. Il rischio è che, in presenza di un conflitto di interesse, venga meno quel requisito fondamentale di imparzialità e dedizione al bene collettivo che dovrebbe caratterizzare chi riceve un'onorificenza di tale prestigio.

L'essenza dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana risiede nel suo legame indissolubile con il riconoscimento di meriti autentici, evidenti e soprattutto privi di compromessi. Il conflitto di interesse, invece, potrebbe gettare ombre sul valore delle azioni di una persona, facendo emergere il sospetto che esse siano state dettate più da vantaggi personali che dall'impegno per il bene comune.

Questa attenzione non è rivolta unicamente alla figura del singolo candidato, ma si estende all'intero sistema di valori che l'Ordine rappresenta: garantire che l'attribuzione avvenga nel pieno rispetto dei principi di integrità e merito è fondamentale per preservare la dignità dell'onorificenza e dei suoi insigniti.

L'esclusione di coloro che non rispettano pienamente i criteri stabiliti non rappresenta una penalizzazione, bensì una necessità per garantire che l'onorificenza continui a essere un riconoscimento autorevole e rispettato.


Assenza di procedura formale

Le onorificenze OMRI, per il loro valore simbolico e istituzionale, non possono essere conferite in modo arbitrario o informale.

Il loro conferimento è strettamente vincolato all'osservanza di una procedura formale ben definita, che rappresenta una garanzia essenziale di trasparenza, correttezza e uniformità.

Questo processo comprende diverse fasi fondamentali, come la segnalazione dei candidati, l'istruttoria per la valutazione dei loro meriti e, infine, il decreto formale del Presidente della Repubblica.

La procedura formale non è una semplice formalità burocratica, ma il fondamento stesso della credibilità dell'intero sistema di attribuzione delle onorificenze.

La fase di segnalazione, ad esempio, consente di identificare le persone che, per il loro operato o per i loro risultati, si siano realmente distinte in ambiti significativi. È una fase che mira a garantire che ogni candidatura venga proposta con serietà e con un'adeguata motivazione, in modo da limitare la possibilità che vengano avanzate segnalazioni prive di reale merito.

Successivamente, l'istruttoria sui meriti rappresenta il momento centrale della procedura, durante il quale vengono esaminati in modo rigoroso e approfondito i contributi del candidato.

Infine, il decreto del Presidente della Repubblica rappresenta l'atto conclusivo e ufficiale, che conferisce all'onorificenza la sua piena legittimità istituzionale, è il momento in cui il processo, dopo aver attraversato le sue fasi preliminari, si traduce in un riconoscimento formale e pubblico, garantendo che ogni onorificenza porti con sé non solo il prestigio personale, ma anche la validazione di un sistema che agisce secondo principi di trasparenza e integrità.

Una procedura non trasparente o condotta in modo approssimativo comprometterebbe inevitabilmente la percezione dell'onorificenza, rischiando di farla apparire come un privilegio assegnato arbitrariamente piuttosto che come un premio autentico e meritato.

Il rispetto della procedura formale è una tutela non solo per l'Ordine ma anche per la società nel suo insieme, che deve poter vedere in queste onorificenze un simbolo di meritocrazia e giustizia.


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