La genesi e l'evoluzione dell'OMRI
Il capitolo illustra le origini e l'evoluzione dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Attraverso un percorso storico, sono analizzati i contesti sociali, politici e culturali che hanno accompagnato la nascita e il suo sviluppo e approfonditi i cambiamenti avvenuti nel corso del tempo e l'impatto simbolico del riconoscimento.
Particolare attenzione è riservata alle figure emblematiche premiate, le cui storie rappresentano l'incarnazione dei valori e delle aspirazioni della Repubblica Italiana.
L'istituzione dell'Ordine
Nel corso della storia d'Italia, il concetto di onorificenze e riconoscimenti pubblici ha rappresentato uno degli strumenti più potenti per premiare coloro che si sono distinti per meriti particolari. L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana si inserisce in una tradizione cavalleresca che risale a secoli prima. Tuttavia, la sua creazione è il frutto di un momento storico particolare, che segna la nascita della Repubblica Italiana e l'affermazione dei principi democratici dopo il tramonto del regime fascista, in una fase di profonda trasformazione della società italiana.
Il referendum del 2 giugno 1946, che sancì la nascita della Repubblica Italiana, fu il culmine di una lunga lotta per la libertà e la democrazia. L'Italia, dopo il ventennio fascista e le tragedie della guerra, si trovò di fronte alla necessità di ricostruire non solo le sue infrastrutture materiali, ma anche un nuovo ordine morale e sociale. In questo contesto, si pose la questione di come riconoscere e premiare coloro che, con il loro coraggio, impegno e sacrificio, avevano contribuito alla Resistenza, alla ricostruzione del paese e alla difesa dei valori repubblicani. La creazione di un sistema di onorificenze moderne, che potesse celebrare i meriti civili e militari, si rivelò quindi fondamentale per cementare l'identità della nuova Repubblica.
L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana fu istituito il 3 marzo 1951 con la legge n. 178, durante la presidenza di Luigi Einaudi. Sostituì le decorazioni monarchiche conferite dal Regno d'Italia, come l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e l'Ordine della Corona d'Italia, ormai aboliti con la nascita della Repubblica Italiana nel 1946.
Lo scopo dell'ordine era creare una nuova onorificenza che incarnasse i valori repubblicani, premiando le eccellenze che contribuiscono al progresso e al prestigio dell'Italia in ambito nazionale e internazionale.
L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana si differenziava dalle altre onorificenze italiane per la sua attenzione ai meriti civili, riconoscendo l'impegno a favore del progresso, della cultura e della comunità.
Nel tempo, le personalità premiate dall'OMRI hanno spaziato in numerosi ambiti: dai politici ai medici, dai letterati agli artisti, dagli scienziati agli imprenditori, segno che la Repubblica era ormai pronta a premiare la varietà di contributi che ciascun individuo poteva dare al bene comune.
Il significato di un tale riconoscimento è profondo: esso rappresenta l'incarnazione dei valori fondanti della Repubblica Italiana, tra cui la giustizia, l'uguaglianza e il merito.
A differenza delle onorificenze nobiliari o di epoche precedenti, l'Ordine non distingue tra classi sociali, ma premia chiunque, a prescindere dal suo status, abbia dato un contributo significativo alla crescita e al miglioramento del Paese.
Le prime cerimonie di conferimento dell'OMRI furono un momento simbolico di consolidamento della nuova Repubblica. Tra i primi a ricevere la prestigiosa onorificenza vi furono numerosi eroi della Resistenza, combattenti per la libertà che avevano messo a rischio la propria vita durante gli anni oscuri del fascismo. Fu anche l'occasione per premiare personalità che avevano contribuito in maniera determinante alla ricostruzione del paese, come politici e amministratori che si adoperarono per il risanamento economico e istituzionale dell'Italia nel dopoguerra.
In questo primo periodo, il Presidente della Repubblica, come Capo dell'Ordine, assunse un ruolo centrale nella scelta delle personalità da onorare, e le cerimonie di conferimento divennero occasioni di incontro tra la classe politica, la società civile e gli esponenti del mondo della cultura e dell'industria.
Ogni conferimento era accompagnato dalla solennità di una cerimonia ufficiale, che vedeva la partecipazione dei più alti rappresentanti delle istituzioni italiane.
L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana si affermò così come una delle più alte forme di riconoscimento nella nuova Italia democratica, incarnando i valori e le aspirazioni di un Paese rinato dalle ceneri del conflitto.
Con il passare degli anni, l'Ordine ha continuato a crescere in rilevanza e prestigio, adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali del paese.
Le sue categorie e gradi, che comprendono Cavalieri, Ufficiali, Commendatori, Grandi Ufficiali e Cavalieri di Gran Croce, riflettono una gerarchia di meriti che permette di onorare contributi di diversa entità e natura.
Nonostante la solennità delle cerimonie e il valore simbolico dell'onorificenza, l'OMRI si è distinto per la capacità di mantenere una vicinanza concreta ai cittadini: tra i premiati si trovano figure conosciute a livello internazionale, ma anche persone comuni che, attraverso gesti straordinari o impegni prolungati nel tempo, hanno contribuito al benessere della comunità e alla promozione dei valori democratici. Questa apertura ha consolidato il senso di appartenenza e orgoglio nazionale legato all'Ordine, trasformandolo in uno specchio della diversità e della ricchezza culturale del Paese.
Un esempio significativo è rappresentato dal crescente riconoscimento di donne che hanno raggiunto traguardi importanti in ambiti tradizionalmente dominati dagli uomini, segnando una svolta verso una maggiore parità di genere nelle onorificenze pubbliche. Altrettanto rilevante è l'attenzione riservata a chi opera in settori spesso lontani dai riflettori, come il volontariato, la ricerca scientifica e l'educazione.
Attraverso questi riconoscimenti, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana continua a incarnare i valori fondanti di una nazione che guarda al futuro senza dimenticare le sue radici e i suoi principi.
La sua storia è un racconto di resilienza, innovazione e celebrazione del merito, che accompagna l'evoluzione della Repubblica e ne testimonia lo spirito democratico e inclusivo.
L'evoluzione simbolica
Nel corso degli anni, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana ha continuato a evolversi, adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali del Paese.
La struttura delle classi e le modalità di conferimento sono rimaste sostanzialmente invariate, ma la diversificazione degli ambiti in cui si riconoscono i meriti hanno continuato a crescere.
L'OMRI si è adattato alle sfide della società moderna, rispecchiando le trasformazioni della società italiana e la sua crescente integrazione globale. Ad esempio, l'inclusione nelle categorie di figure provenienti dal settore scientifico, come imprenditori innovativi o ricercatori che hanno portato all'Italia successi in campo tecnologico, ha mostrato una volontà di premiare chi contribuisce non solo alla cultura tradizionale (arte, letteratura, storia), ma anche a una società in rapido cambiamento, come quella delle tecnologie digitali e delle scienze applicate.
Inoltre, l'Ordine ha riflettuto l'attenzione crescente dell'Italia per le problematiche globali: diritti umani, migranti, sostenibilità ambientale e giustizia sociale sono oggi categorie riconosciute e valorizzate.
Nel contesto globale, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana si è consolidato come una delle onorificenze più significative, non solo per i cittadini italiani, ma anche per i leaders internazionali che si sono distinti nella promozione della pace e della giustizia sociale e ciò ha contribuito a rafforzare l'immagine dell'Italia come una Nazione impegnata nella diplomazia della pace e come promotrice di valori civili che trascendono i confini nazionali.
Conferire onorificenze a personalità di rilievo internazionale ha significato attribuire prestigio all'Italia e, al tempo stesso, sottolineare il suo impegno a favore di un ordine mondiale più giusto.
A livello geopolitico, la concessione dell'Ordine ha anche avuto l'effetto di rafforzare i legami diplomatici dell'Italia, creando una rete di alleanze politiche con quei paesi che, come l'Italia, promuovono la democrazia e i diritti umani a livello internazionale.
L'OMRI, quindi, oltre ad essere un riconoscimento per i cittadini italiani che si sono distinti nel miglioramento della società, ha assunto anche il ruolo di un segno di solidarietà globale, con l'Italia che si presenta come un paese aperto, pronto a collaborare nella costruzione di un mondo più giusto e pacifico.
l'Ordine si è evoluto insieme all'Italia, adattandosi alle nuove sfide del paese e del mondo: dall'Italia che cercava di risorgere dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale alla Nazione impegnata a costruire un futuro più giusto e democratico nel contesto globale, esso continua a svolgere un ruolo centrale, conferendo prestigio e valore al merito civico, alla cultura e alla pace.
In questo capitolo, si ripercorreranno le tappe fondamentali della storia dell'Ordine, analizzandone l'evoluzione dal 1951 fino ai giorni nostri.
Attraverso un approccio cronologico, ogni decennio sarà esaminato nel suo specifico contesto storico, cogliendo i mutamenti sociali, politici e culturali che hanno influenzato i criteri di assegnazione e il valore simbolico dell'onorificenza.
Accanto al quadro storico, verranno messi in luce i significati attribuiti all'Ordine in diverse epoche: dalla sua funzione celebrativa e rappresentativa, al ruolo di veicolo per riaffermare principi fondamentali come l'unità nazionale, la solidarietà e il progresso.
Ogni periodo sarà accompagnato anche dal riferimento a emblematiche insignite dell'onorificenza: uomini e donne che non solo incarnano i valori dell'Ordine, ma rappresentano anche gli ideali e le aspirazioni di una nazione in costante trasformazione.
1951-1960
Il decennio successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale rappresentò per l'Italia un periodo di trasformazione profonda e di rinascita, sia sul piano materiale che su quello morale e culturale.
L'istituzione dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 1951 segnò un passo significativo in questa direzione, fungendo da simbolo tangibile della nuova identità nazionale e della volontà di riconoscere e promuovere i valori della meritocrazia, dell'inclusività e del progresso.
In un contesto caratterizzato dalla necessità di ricostruire non solo le infrastrutture ma anche il tessuto sociale, l'OMRI divenne un mezzo per celebrare coloro che, attraverso il loro impegno, avevano contribuito alla rinascita del paese in ambiti diversi, dalla politica all'economia, dalla cultura alla scienza.
Nel panorama postbellico, l'Italia era un Paese ferito, segnato dalle divisioni interne e dalla devastazione lasciata dal conflitto. La transizione da una monarchia a una repubblica democratica rappresentò una svolta epocale, ma non priva di difficoltà.
La nuova Costituzione del 1948 stabiliva principi fondamentali che avrebbero guidato la ricostruzione del Paese, ma il cammino verso una piena riconciliazione e un'effettiva modernizzazione era ancora lungo. In questo scenario, l'Ordine si configurò come uno strumento per rafforzare l'identità nazionale, premiando il merito senza distinzioni di classe, provenienza o ideologia politica e tale approccio contribuì a creare un senso di appartenenza e a consolidare la fiducia nelle istituzioni, elementi essenziali per il successo del progetto democratico.
L'OMRI svolse un ruolo fondamentale anche nel promuovere una visione collettiva del progresso. Se nei primi anni il riconoscimento era spesso riservato a élite ristrette, successivamente vi fu un'estensione a gamma più ampia di cittadini, includendo lavoratori, insegnanti, artisti e scienziati. Questa apertura rifletteva un cambiamento culturale profondo, volto a superare le disuguaglianze del passato e a valorizzare il contributo di tutti alla costruzione di una società più equa e inclusiva. Tra coloro che ricevettero le onorificenze al Merito vi furono non solo figure eminenti dell'industria e della politica, ma anche persone comuni che, con il loro lavoro quotidiano, incarnavano i valori di dedizione e resilienza su cui si fondava il nuovo spirito nazionale.
Sul piano internazionale, l'Italia si trovava a ridefinire il proprio ruolo all'interno di un mondo sempre più polarizzato. La scelta di aderire alla NATO e di collocarsi nel blocco occidentale comportava sfide significative, ma offriva anche opportunità di integrazione e di collaborazione con altre nazioni. In questo contesto, l'Ordine non solo celebrava i meriti interni, ma divenne anche uno strumento di diplomazia culturale, in quanto il riconoscimento veniva conferito a personalità straniere che avevano contribuito a rafforzare i legami con l'Italia, promuovendo la cooperazione e valorizzandone l'immagine. Questa strategia aiutò l'Italia a costruire una rete di relazioni internazionali più solide e a posizionarsi come un attore credibile e rispettato nel panorama globale.
Il processo di ricostruzione economica rappresentò un'altra dimensione cruciale di questo periodo. Grazie agli aiuti del Piano Marshall e a politiche economiche innovative, il paese intraprese un percorso di sviluppo che avrebbe portato al cosiddetto "miracolo economico" degli anni Sessanta.
La crescita industriale, l'espansione del commercio e l'aumento dell'occupazione trasformarono radicalmente la società italiana, riducendo le disuguaglianze e migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. L'OMRI celebrava questo progresso, premiando imprenditori, ingegneri e tecnici che avevano contribuito a modernizzare il paese e a renderlo competitivo su scala internazionale. Figure come Enrico Mattei, con la sua visione innovativa nel settore energetico, e i leaders delle grandi industrie come la Fiat, simbolo della rinascita industriale, incarnavano le aspirazioni di un'Italia che voleva essere protagonista del proprio destino.
Accanto ai successi economici, la cultura e la scienza rappresentarono un'altra area in cui l'Italia dimostrò la propria vitalità. Il riconoscimento dell'OMRI venne attribuito a personalità che eccellevano nei campi della letteratura, del cinema, della musica e delle arti visive, contribuendo a costruire un'immagine del paese come centro di eccellenza creativa.
L'importanza dell'OMRI risiedeva anche nella sua capacità di promuovere un modello di cittadinanza attiva e consapevole. Attraverso il riconoscimento del merito, l'Ordine incoraggiava una partecipazione più ampia alla vita pubblica, stimolando un impegno collettivo per il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche. Questo approccio rifletteva una visione ottimistica del futuro, basata sull'idea che il progresso fosse possibile solo attraverso l'impegno condiviso e la valorizzazione del talento e delle competenze individuali.
Un altro aspetto cruciale fu il ruolo dell'OMRI nella promozione della coesione territoriale: in un'Italia ancora divisa tra nord e sud, tra aree industrializzate e zone rurali, l'Ordine rappresentava uno strumento per unire il paese, riconoscendo il contributo di comunità e individui provenienti da tutte le regioni: questo sforzo di inclusione contribuì a rafforzare il senso di unità nazionale e a contrastare le tendenze centrifughe che minacciavano la stabilità del paese.
L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dunque, non fu solo un riconoscimento formale, ma un simbolo della trasformazione e delle aspirazioni di un paese in cerca di riscatto. Attraverso di esso, l'Italia celebrava non solo le sue eccellenze, ma anche i valori di inclusività e solidarietà che costituivano le fondamenta della nuova Repubblica. Questo riconoscimento contribuì a consolidare l'identità nazionale, a promuovere il merito e a rafforzare la coesione sociale, dimostrando che il progresso non era solo una questione di crescita economica, ma anche di sviluppo culturale, morale e umano. In questo modo, l'Ordine divenne uno specchio delle ambizioni di un'Italia che guardava al futuro con fiducia, determinata a costruire una società più giusta, moderna e dinamica.
1961-1970
Negli anni Sessanta, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana assunse un significato ancora più profondo, diventando un simbolo di modernità, progresso e coesione sociale. In un periodo segnato da trasformazioni straordinarie, l'OMRI si fece interprete delle aspirazioni di una Nazione che stava cambiando volto, celebrando i protagonisti di un decennio caratterizzato da crescita economica, fermento culturale e affermazione internazionale.
Questo fu il decennio del cosiddetto "miracolo economico", un periodo in cui l'Italia si trasformò da un paese prevalentemente agricolo a una potenza industriale avanzata. Le fabbriche del Nord si riempirono di lavoratori provenienti dal Sud, i consumi di massa ridisegnarono le abitudini della società e la modernizzazione investì ogni aspetto della vita quotidiana. Tuttavia, insieme al benessere crescente, emersero anche nuove sfide: squilibri territoriali, tensioni sociali e il progressivo abbandono dei valori tradizionali.
In questo scenario, l'Ordine premiò figure che incarnavano il cambiamento in corso.
A livello internazionale, l'Italia si affermò come attore di rilievo, sfruttando le opportunità offerte dalla sua posizione strategica all'interno della Comunità Economica Europea e della NATO. L'Ordine divenne uno strumento di soft power, premiando figure straniere che avevano contribuito al dialogo e alla cooperazione con l'Italia. Diplomazia culturale e politica si intrecciarono, consolidando il prestigio del Paese.
Allo stesso modo, artisti e intellettuali stranieri che promuovevano la cultura italiana nel mondo furono riconosciuti per il loro ruolo nel rafforzare l'immagine del Paese come culla di creatività e innovazione.
Il decennio fu anche un'epoca d'oro per la cultura italiana. Il cinema raggiunse vertici di eccellenza grazie a registi come Federico Fellini, i cui film come "La Dolce Vita" e "Otto e mezzo" divennero icone internazionali, riflettendo l'immaginario e le contraddizioni di un Paese in trasformazione.
Anche la scienza vide l'Italia protagonista, con figure come Giulio Natta, insignito del Premio Nobel per le sue ricerche pionieristiche nella chimica industriale, che avrebbero avuto un impatto duraturo sull'economia globale.
Poeti come Salvatore Quasimodo, insigniti di prestigiosi premi internazionali, consolidarono la reputazione dell'Italia come terra di cultura e innovazione.
Nel contesto sportivo, l'Italia visse un momento di gloria con atleti che, attraverso il loro talento e la loro dedizione, rappresentarono il Paese ai massimi livelli. Discipline come il ciclismo, il calcio e l'atletica videro emergere campioni che incarnavano valori di sacrificio, disciplina e spirito di squadra. L'OMRI riconobbe il loro ruolo non solo come protagonisti delle competizioni, ma anche come ambasciatori di un'Italia dinamica e vincente.
Il panorama culturale degli anni Sessanta non si limitò al cinema e alla letteratura. La moda italiana divenne un elemento chiave dell'immagine internazionale del Paese, con grandi stilisti che iniziarono a porre le basi per quello che sarebbe diventato il Made in Italy.
Le loro creazioni non solo celebravano l'eleganza e l'innovazione, ma consolidavano l'Italia come centro di stile e raffinatezza.
Sul fronte sociale, il decennio fu segnato da importanti cambiamenti nei diritti civili e nelle condizioni di vita. Le battaglie per l'emancipazione femminile, l'accesso all'istruzione e il miglioramento delle condizioni lavorative furono al centro del dibattito pubblico.
L'Ordine premiò figure che si distinsero in queste lotte, riconoscendo il valore di chi contribuì a rendere l'Italia una società più equa e inclusiva, segnando un passaggio fondamentale verso un riconoscimento più ampio del merito, che abbracciava non solo le sfere tradizionali della politica e dell'economia, ma anche il contributo di chi operava per il cambiamento sociale.
In un decennio di tali trasformazioni, l'Ordine non fu solo un riconoscimento del passato, ma una celebrazione del futuro: attraverso le onorificenze, la Repubblica Italiana riaffermò i principi fondanti della democrazia, del merito e della solidarietà, sottolineando la necessità di un progresso inclusivo e partecipativo. L'evoluzione dei destinatari, sempre più diversificati per provenienza e ambito di attività, rifletteva un Paese che abbracciava la pluralità delle sue componenti, riconoscendo il valore di ciascun contributo al benessere collettivo.
L'OMRI divenne così uno specchio delle ambizioni di un'Italia che stava trovando il proprio posto nel mondo, celebrando le sue eccellenze e guardando con fiducia alle sfide di un'epoca nuova.
1971-1980
Gli anni Settanta in Italia furono un decennio di contrasti forti e di trasformazioni profonde, che investirono ogni aspetto della vita del Paese. Da un lato, il tessuto politico, economico e sociale fu scosso da tensioni senza precedenti, mentre dall'altro si assisteva a un'esplosione di energia creativa e culturale che cercava di reinterpretare i valori e le strutture di una nazione in continua evoluzione. In questo contesto, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana si configurò come uno strumento dinamico e strategico per promuovere i valori democratici e per celebrare le molteplici sfaccettature di una società in rapido cambiamento.
Il decennio si aprì con un'eredità complessa: il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta aveva trasformato l'Italia da un paese agricolo a una potenza industriale, ma aveva anche acuito le disuguaglianze sociali e territoriali. Gli anni Settanta segnarono un momento di crisi globale con il primo shock petrolifero del 1973, che provocò un'impennata dei costi energetici, un'inflazione galoppante e una stagnazione economica che colpì duramente il sistema produttivo italiano. Le grandi industrie dovettero affrontare una necessaria ristrutturazione, mentre la disoccupazione cresceva e il disagio sociale si diffondeva.
La crisi economica si intrecciava con una profonda instabilità politica: il fenomeno degli anni di piombo, caratterizzato da attentati, rapimenti e omicidi da parte di gruppi terroristici di estrema destra e di estrema sinistra, rappresentava una sfida diretta alla tenuta delle istituzioni democratiche.
Al tempo stesso, la criminalità organizzata rafforzava il proprio controllo in vaste aree del Mezzogiorno, infiltrandosi nelle strutture economiche e politiche.
Nonostante queste minacce, le istituzioni italiane, sostenute da una società civile sempre più consapevole, dimostrarono una straordinaria capacità di resistenza e reazione.
Parallelamente a queste sfide, gli anni Settanta furono anche un periodo di profondo rinnovamento culturale e sociale. Movimenti come quello femminista, studentesco e operaio ridefinirono i rapporti di potere e i diritti individuali, dando vita a conquiste storiche come l'introduzione del divorzio nel 1970 e dell'aborto nel 1978. Le lotte per l'uguaglianza di genere, per i diritti dei lavoratori e per un accesso più equo alle risorse cambiarono radicalmente il panorama sociale, dando voce a fasce della popolazione che fino ad allora erano rimaste ai margini. La cultura italiana visse una stagione di straordinario fermento: registi, scrittori, musicisti e intellettuali contribuirono a mettere in discussione i valori tradizionali e a esplorare nuovi territori espressivi, offrendo una rappresentazione critica e innovativa della realtà contemporanea.
In questo quadro complesso e sfaccettato, l'Ordine si trasformò in un mezzo per riflettere e guidare i cambiamenti della società. Gli anni Settanta segnarono un'evoluzione significativa nei criteri di assegnazione delle onorificenze, che iniziarono a premiare non solo le eccellenze tradizionali della politica, economia e cultura, ma anche figure emergenti in ambiti nuovi e diversificati.
Si riconobbe il merito di chi operava nel sociale, come i rappresentanti del volontariato, che con il loro impegno contribuivano al miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più vulnerabili della popolazione.
Anche protagonisti della cultura popolare, come cantautori e registi impegnati, vennero celebrati per la loro capacità di portare all'attenzione del grande pubblico temi complessi legati alla giustizia sociale, ai diritti civili e alle contraddizioni della modernità.
Questa apertura rifletteva un'idea di merito più inclusiva e pluralista, in linea con le trasformazioni sociali in corso.
Un altro aspetto cruciale fu il ruolo dell'OMRI nella promozione dei valori democratici. Conferire onorificenze a magistrati, membri delle forze dell'ordine e amministratori locali impegnati nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata non era soltanto un atto di riconoscimento individuale, ma rappresentava un forte messaggio di sostegno e legittimazione da parte dello Stato nei confronti di chi si batteva per la difesa delle istituzioni e della legalità.
A livello internazionale, le onorificenze conferite a personalità straniere contribuirono a rafforzare il ruolo dell'Italia come attore impegnato nel dialogo e nella cooperazione globale. Figure di spicco come Henry Kissinger, allora Segretario di Stato degli Stati Uniti, furono premiate per il loro contributo alla politica estera e alla stabilità internazionale.
Attraverso l'OMRI, l'Italia promosse un'immagine di sé come Paese aperto e proiettato verso il futuro, capace di valorizzare le relazioni bilaterali e di giocare un ruolo attivo nei processi di integrazione europea e nelle dinamiche geopolitiche globali.
Alcune figure emblematiche incarnano perfettamente lo spirito del tempo.
Pier Paolo Pasolini, regista e intellettuale, rappresentò un esempio di impegno culturale anticonformista e coraggioso, affrontando temi controversi e denunciando le contraddizioni della società italiana con opere di straordinaria potenza espressiva.
Margherita Hack, pioniera dell'astrofisica, non solo rappresentava l'eccellenza scientifica italiana, ma simboleggiava anche il progresso verso l'uguaglianza di genere in ambito accademico.
Francesco Rosi, con film come "Il caso Mattei", portò alla ribalta questioni scottanti come la corruzione e il potere economico, contribuendo a definire una nuova estetica del cinema impegnato.
Negli anni Settanta, l'Ordine divenne uno specchio delle aspirazioni di un Paese che cercava di trovare un equilibrio tra crisi e rinnovamento, tra tradizione e innovazione: celebrando figure che incarnavano resilienza, creatività e impegno sociale, esso contribuì a rafforzare l'identità nazionale e a consolidare il legame tra istituzioni e cittadini.
La capacità dell'Ordine di adattarsi ai tempi rifletteva l'evoluzione stessa dell'identità italiana. L'onorificenza fu assegnata anche a figure meno note ma straordinariamente influenti nelle loro comunità locali: insegnanti che avevano dedicato la vita all'educazione nei territori più isolati, medici che avevano innovato nella sanità pubblica, artigiani che con il loro lavoro tramandavano tradizioni millenarie adattandole al presente. Questi premi rappresentavano un riconoscimento del merito diffuso, che andava oltre i riflettori della ribalta nazionale e internazionale.
L'OMRI svolse inoltre un ruolo simbolico nel riconoscere le lotte per la giustizia sociale. Tra i premiati vi furono anche sindacalisti che avevano guidato battaglie epocali per i diritti dei lavoratori, spesso in contesti difficili e pericolosi: questi riconoscimenti testimoniavano la volontà dello Stato di riconoscere il contributo di chi si era speso per un Paese più giusto e inclusivo. Non meno importante fu il legame tra l'Ordine e il mondo accademico, dove le onorificenze premiarono l'impegno di scienziati, storici e filosofi che avevano lasciato un segno indelebile nella cultura italiana e internazionale.
1981-1990
Negli anni Ottanta, l'OMRI si impose come uno specchio fedele di un Paese in rapida evoluzione, capace di affermarsi sulla scena internazionale e di valorizzare le proprie eccellenze interne in un contesto storico segnato da tensioni geopolitiche, trasformazioni economiche e fermento culturale.
Questo decennio rappresentò un momento di stabilità relativa per l'Italia, che iniziava a lasciarsi alle spalle le ferite degli anni di piombo, guardando con fiducia a un futuro più prospero e innovativo. L'Ordine, in tale quadro, consolidò il proprio ruolo come massimo riconoscimento dello Stato, celebrando figure che incarnavano i valori di una nazione radicata nel tessuto europeo e globale, ma capace di preservare la propria identità.
Il panorama internazionale degli anni Ottanta era in rapida trasformazione. Sebbene la Guerra Fredda fosse ancora una realtà, i primi segnali del suo imminente epilogo iniziarono a manifestarsi, culminando nel crollo del Muro di Berlino nel 1989. L'Italia, membro chiave della NATO, svolgeva un ruolo cruciale nel mantenere un equilibrio tra i blocchi contrapposti, ponendosi come ponte tra Est e Ovest. La diplomazia italiana, tradizionalmente orientata al dialogo e alla cooperazione, trovò nell'OMRI uno strumento efficace per rafforzare i legami internazionali, riconoscendo personalità straniere che avevano contribuito alla pace, alla stabilità e allo sviluppo. Contemporaneamente, la globalizzazione iniziava a far sentire i suoi effetti, portando nuove sfide ma anche opportunità immense per il settore manifatturiero e creativo.
Il "Made in Italy" si affermò come un marchio di eccellenza, capace di esprimere il genio italiano in ambiti come la moda, il design, l'industria alimentare e l'arredamento.
In quegli anni, l'Ordine divenne particolarmente attento a riconoscere le personalità che contribuivano a migliorare l'immagine dell'Italia nel mondo.
Giorgio Armani, con il suo stile minimalista e raffinato, rivoluzionò il guardaroba maschile e femminile, ridefinendo i canoni dell'eleganza contemporanea. Gianni Versace, con le sue creazioni audaci e colorate, rappresentò l'anima più vibrante e innovativa del design italiano, esprimendo una creatività senza confini, Valentino Garavani, simbolo dell'alta moda. Fu loro conferito l'OMRI non solo per i loro successi nell'industria della moda, ma anche per aver ridefinito il concetto di lusso e per aver trasformato l'Italia in un punto di riferimento globale per lo stile.
Nel panorama culturale, Umberto Eco, con il suo romanzo "Il nome della rosa" pubblicato nel 1980, non solo ottenne un successo mondiale, ma dimostrò come la letteratura italiana potesse dialogare con un pubblico internazionale, affrontando temi complessi attraverso una narrazione accessibile e coinvolgente. L'OMRI celebrò il suo contributo come esempio di una cultura italiana capace di innovare e di confrontarsi con il mondo.
Anche Ennio Morricone consolidò la sua fama di compositore straordinario, regalando al mondo colonne sonore indimenticabili che univano emozione e tecnica musicale con le sue opere che non solo elevarono il cinema italiano, ma contribuirono anche a diffondere un'immagine positiva del Paese come culla di talento artistico.
Gli anni Ottanta furono anche un decennio di grandi avanzamenti scientifici, e l'OMRI non mancò di celebrarne i protagonisti. Tra questi, Rita Levi-Montalcini, insignita del Premio Nobel per la Medicina nel 1986 per la scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF), rappresentò uno dei volti più brillanti dell'Italia. La sua storia personale, segnata dalla determinazione e dalla resistenza alle discriminazioni razziali del periodo fascista, divenne un esempio universale di resilienza e dedizione.
Oltre a lei, furono premiati innovatori in settori emergenti come l'informatica e l'ingegneria, sottolineando l'attenzione dell'Italia verso il futuro e le tecnologie avanzate.
L'Ordine al Merito della Repubblica Italiana assunse inoltre una forte valenza diplomatica negli anni Ottanta, diventando uno strumento per rafforzare i legami tra le nazioni: attraverso di esso l'Italia riaffermava il proprio impegno nel costruire un dialogo culturale e politico, utilizzando la celebrazione delle eccellenze comuni come terreno fertile per promuovere la cooperazione e il rispetto reciproco.
Questo decennio segnò una fase di maturazione dell'Ordine, che consolidò il suo ruolo di ponte tra tradizione e modernità, locale e globale, rafforzando l'identità italiana come emblema di creatività, eccellenza e dialogo.
1991-2000
Gli anni '90 furono per l'Italia un decennio di transizione e rinnovamento, caratterizzati da cambiamenti epocali che investirono ogni aspetto della vita nazionale: dalla politica all'economia, dalla cultura alla società civile.
Il crollo della Prima Repubblica, segnato dalle inchieste di "Mani Pulite" e dalla crisi dei partiti tradizionali, portò alla nascita della Seconda Repubblica, con nuove forze politiche e un panorama istituzionale in continua evoluzione. A livello globale, la fine della Guerra Fredda e la disgregazione dell'ex Jugoslavia posero nuove sfide geopolitiche, mentre il Trattato di Maastricht (1992) e il processo di integrazione europea spinsero l'Italia a ridefinire il proprio ruolo all'interno dell'Unione Europea. In questo contesto, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana non solo mantenne la sua funzione di riconoscere le eccellenze e i contributi alla nazione, ma divenne uno strumento per interpretare e celebrare i cambiamenti della società italiana.
Gli anni '90 videro l'Italia confrontarsi con profonde crisi istituzionali, ma anche con opportunità di rinascita. La caduta della Prima Repubblica non rappresentò solo un terremoto politico, ma anche un momento di riflessione collettiva sui valori fondanti della nazione.
L'OMRI, in questo scenario, assunse un significato simbolico ancora più forte: celebrare le figure che, in un momento di incertezza, incarnavano i principi di onestà, impegno civile e innovazione. In un Paese segnato da scandali e perdita di fiducia nelle istituzioni, l'Ordine si pose come strumento per ristabilire un senso di identità nazionale, promuovendo esempi virtuosi e ispiratori.
Il decennio fu anche segnato dalla globalizzazione economica, che trasformò profondamente il tessuto produttivo italiano. Mentre alcuni settori tradizionali faticavano a adattarsi, altri, come il design e l'agroalimentare, riuscirono a consolidare il prestigio del Made in Italy a livello internazionale.
L'Ordine divenne un mezzo per riconoscere e valorizzare imprenditori, artigiani e innovatori che seppero coniugare tradizione e modernità, garantendo all'Italia un ruolo di primo piano sui mercati globali. Allo stesso tempo, il decennio vide l'emergere delle prime aziende tecnologiche, preludio alla rivoluzione digitale degli anni successivi, e l'OMRI iniziò a celebrare figure che anticipavano i cambiamenti del nuovo millennio.
La cultura italiana negli anni '90 visse un momento di grande vitalità e riconoscimento internazionale. Il cinema, in particolare, fu uno degli strumenti più efficaci per raccontare l'Italia al mondo, come Roberto Benigni che, con il suo "La vita è bella" (1997), non solo ottenne il plauso della critica e del pubblico internazionale, ma riuscì a tradurre i valori universali di resilienza, amore e speranza in una narrazione profondamente radicata nell'identità italiana. Il riconoscimento dell'OMRI a Benigni fu un tributo non solo al suo talento artistico, ma anche al suo ruolo di ambasciatore culturale dell'Italia. Parallelamente, la letteratura italiana trovò nuove voci capaci di dialogare con il pubblico nazionale e internazionale. Andrea Camilleri, con il personaggio del Commissario Montalbano, divenne una figura iconica della narrativa contemporanea. Le sue storie, ambientate in una Sicilia ricca di contraddizioni ma anche di bellezza e umanità, conquistarono lettori in tutto il mondo, facendo di Camilleri un simbolo della creatività e della profondità della cultura italiana.
Inoltre, il teatro e la musica continuarono a esercitare un ruolo fondamentale, con artisti come Giorgio Strehler che portarono avanti la tradizione teatrale italiana, mentre nuovi interpreti come Luciano Pavarotti consolidarono il prestigio della musica lirica a livello globale, ottenendo importanti riconoscimenti e diffondendo l'eccellenza italiana nel mondo.
La scienza e la tecnologia furono altri ambiti in cui furono celebrate figure che contribuirono a proiettare l'Italia verso il futuro. Carlo Rubbia, già Premio Nobel per la Fisica nel 1984, continuò a essere un punto di riferimento per la comunità scientifica italiana e internazionale, lavorando su progetti di ricerca innovativi e promuovendo il progresso scientifico.
Negli anni '90, l'OMRI iniziò a riconoscere anche figure impegnate nello sviluppo delle nuove tecnologie, un settore che stava iniziando a trasformare il modo di vivere e lavorare. La medicina e la biotecnologia furono altre aree di eccellenza, con premi assegnati a medici e ricercatori che contribuirono a migliorare la qualità della vita e a combattere malattie complesse.
Va ricordato anche il contributo degli scienziati italiani nell'ambito della sostenibilità e delle energie rinnovabili, anticipando molte delle sfide ambientali che sarebbero diventate centrali nei decenni successivi.
Gli anni '90 furono segnati da conflitti e crisi umanitarie che richiesero un impegno internazionale crescente. L'Italia, situata in una posizione strategica nel Mediterraneo, giocò un ruolo di primo piano sia a livello diplomatico che umanitario. Le guerre nei Balcani, in particolare, rappresentarono una sfida cruciale, e l'OMRI fu conferito a figure come Gino Strada, fondatore di Emergency, per il loro impegno nei contesti di conflitto.
Strada divenne un simbolo di solidarietà e di difesa dei diritti umani, incarnando valori fondamentali per la Repubblica.
Durante questo decennio, l'OMRI si evolse per rispondere alle trasformazioni della società italiana e del mondo. I criteri di assegnazione divennero più inclusivi, con una maggiore attenzione alla diversità e alla parità di genere, e un focus crescente sull'innovazione e sull'impegno internazionale.
Gli anni '90 furono un periodo di transizione in cui l'Ordine si affermò come un riflesso della complessità e delle aspirazioni di una nazione in evoluzione, ponendosi come un legame tra i successi del passato e le sfide del futuro.
2001-2010
Negli anni 2000, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana rappresentò un'istituzione fondamentale per celebrare il merito individuale e collettivo, adattandosi alle trasformazioni sociali, culturali ed economiche del nuovo millennio. Il decennio fu segnato da cambiamenti epocali che influenzarono profondamente la società italiana: la crescente globalizzazione, le sfide economiche, il progresso tecnologico e una rinnovata attenzione per i temi della sostenibilità, dei diritti umani e dell'inclusione.
L'OMRI non solo mantenne il suo ruolo tradizionale di riconoscimento dell'eccellenza, ma si evolse, riflettendo una sensibilità più ampia verso le sfide e le aspirazioni del tempo.
Il decennio fu caratterizzato da una velocità di cambiamento senza precedenti, la globalizzazione, ormai pienamente in atto, aveva portato l'Italia a confrontarsi con un mercato sempre più integrato e competitivo, il "Made in Italy" rappresentava un elemento distintivo, ma doveva costantemente innovarsi per mantenere rilevanza su scala globale. L'Ordine divenne uno strumento per celebrare non solo le eccellenze tradizionali dell'arte e della cultura, ma anche i nuovi protagonisti dell'economia digitale e della ricerca tecnologica.
Sul piano geopolitico, eventi come gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 e la conseguente "guerra al terrore" modificarono radicalmente l'ordine internazionale, portando l'Italia a partecipare a missioni di pace e di stabilizzazione in teatri di conflitto come l'Afghanistan e l'Iraq.
In parallelo, il Paese si trovò a far fronte alle conseguenze della crisi economica del 2008, che mise a dura prova le sue strutture produttive e sociali.
In questo contesto, l'OMRI assunse un significato rinnovato, simbolo di resilienza e coesione nazionale. Inoltre, la crescente attenzione ai temi della sostenibilità e dei diritti umani influenzò profondamente l'orientamento dell'Ordine, che si adattò per includere figure che avevano dato un contributo significativo a questioni di portata globale, come la lotta al cambiamento climatico, la parità di genere e la promozione dei diritti fondamentali.
Accanto alle aree tradizionali come la cultura, le arti e il servizio pubblico, emersero nuovi ambiti di eccellenza e, con la diffusione di Internet e la rivoluzione digitale, l'OMRI iniziò a essere conferito a figure legate all'innovazione tecnologica e all'economia digitale. Personalità come imprenditori, sviluppatori di software e ricercatori nel campo dell'intelligenza artificiale furono premiati per il loro contributo al progresso tecnologico. Questi riconoscimenti rappresentarono un messaggio chiaro: l'Italia non era solo un custode di tradizioni culturali, ma anche un laboratorio di innovazione.
Anche la crescente consapevolezza dei problemi ambientali portò a un cambiamento nell'approccio dell'OMRI, che iniziò a premiare personalità impegnate nella promozione della sostenibilità.
Figure come Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food, furono celebrate per il loro impegno a favore della biodiversità, della cultura alimentare e della sostenibilità ambientale.
Carlo Petrini rappresentò un esempio significativo di come la tutela dell'ambiente e la valorizzazione delle tradizioni potessero andare di pari passo: il movimento Slow Food, sotto la sua guida, divenne un simbolo globale di resistenza alle logiche della produzione alimentare di massa, promuovendo modelli di consumo sostenibili e rispettosi dell'ambiente.
Il decennio vide significativi progressi nel campo della scienza e della medicina, e l'OMRI riconobbe i contributi di ricercatori, medici e scienziati italiani che si distinsero in settori come la biotecnologia, la genomica e la lotta contro malattie globali. La ricerca medica fu particolarmente apprezzata, soprattutto in un contesto in cui le nuove scoperte promettevano di migliorare la qualità della vita.
Il successo della Nazionale Italiana ai Mondiali di calcio del 2006 fu uno dei momenti più alti del decennio per il Paese, e gli atleti che contribuirono a questo trionfo furono premiati con l'OMRI sia per il valore sportivo, sia per il significato simbolico di un evento capace di unire la Nazione.
2011-2020
Gli anni 2010 sono stati un periodo di straordinarie trasformazioni per l'Italia e per il mondo, e l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana ha saputo rispecchiare e interpretare questo cambiamento come il massimo riconoscimento istituzionale per chi si è distinto in ambiti fondamentali quali cultura, scienza, economia, arte, impegno civile e sociale.
Gli effetti duraturi della crisi economica globale del 2008 hanno caratterizzato il decennio, mettendo a dura prova il tessuto sociale ed economico dell'Italia. Imprese e lavoratori hanno dovuto affrontare sfide senza precedenti, tra cui la disoccupazione, l'austerità e una crescente disuguaglianza economica; a questo si sono aggiunti i flussi migratori dal Mediterraneo, causati da conflitti e povertà in altre regioni del mondo, che hanno imposto una riflessione profonda sull'accoglienza, l'integrazione e il valore della solidarietà.
Parallelamente, il cambiamento climatico è emerso come una delle questioni più urgenti del nostro tempo, richiedendo un ripensamento dei modelli di sviluppo economico e una rinnovata attenzione alla sostenibilità ambientale.
La globalizzazione, accompagnata da un'accelerazione vertiginosa dell'innovazione tecnologica, ha ridefinito il modo in cui le persone vivono, lavorano e comunicano, creando nuove opportunità ma anche nuove disuguaglianze.
Negli anni 2010, l'OMRI ha ampliato il proprio campo di riconoscimento, andando oltre le tradizionali eccellenze accademiche, artistiche e istituzionali, per includere ambiti emergenti e figure spesso meno visibili ma non meno significative.
Questo allargamento del concetto di merito è stato una risposta diretta ai mutamenti della società italiana e al bisogno di valorizzare il contributo di persone comuni che hanno saputo fare la differenza nelle loro comunità.
L'Ordine ha riconosciuto l'importanza della scienza e dell'innovazione premiando figure Samantha Cristoforetti, la prima donna astronauta italiana, il cui lavoro ha portato l'Italia all'avanguardia della ricerca internazionale; contemporaneamente ha celebrato volontari, operatori sociali e associazioni che hanno dato un contributo fondamentale nell'accoglienza dei migranti, nell'assistenza ai poveri e nella difesa dei diritti umani. Queste onorificenze hanno testimoniato una società che, pur affrontando difficoltà economiche e sociali, ha saputo trovare nei valori della solidarietà e dell'inclusione una ragione per sperare e costruire un futuro migliore.
Un aspetto distintivo degli anni 2010 è stato l'emergere di nuovi "eroi quotidiani", persone comuni che con il loro impegno hanno saputo migliorare la vita delle loro comunità. L'OMRI ha valorizzato questi protagonisti silenziosi, riconoscendo che il merito non è solo appannaggio delle grandi figure pubbliche, ma si manifesta anche nei piccoli gesti di altruismo e nei contributi spesso invisibili ma fondamentali per il benessere collettivo.
Gli operatori sanitari e i volontari impegnati nell'emergenza migratoria sono stati tra i più celebrati, insieme a educatori, imprenditori sociali e innovatori che hanno affrontato problemi complessi come la povertà e l'esclusione sociale.
Particolarmente significativa è stata la crescente presenza di donne tra i premiati, un segno dei progressi compiuti nel decennio sul tema della parità di genere.
L'Ordine ha contribuito a mettere in luce il talento femminile in settori spesso dominati dagli uomini, come la scienza, la tecnologia e la leadership, sottolineando il ruolo cruciale delle donne nella costruzione di una società più equa e inclusiva.
Dal punto di vista simbolico, l'OMRI è andato ben oltre il suo significato originario di premio al merito, diventando una sorta di bussola valoriale per l'Italia contemporanea.
2021-2024
Questi anni hanno rappresentato un periodo di straordinarie trasformazioni e sfide senza precedenti per l'Italia e il mondo intero, ed è in questo contesto che l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana ha continuato a svolgere il suo ruolo di massimo riconoscimento delle eccellenze e dei valori civici.
La pandemia globale di COVID-19, esplosa a inizio decennio, ha sconvolto profondamente ogni aspetto della società, dalla salute pubblica all'economia, dall'istruzione ai rapporti sociali. In questo scenario drammatico, l'Ordine ha assunto una dimensione ancora più rilevante, riconoscendo il coraggio, l'impegno e la dedizione di coloro che hanno fronteggiato l'emergenza sanitaria in prima linea. Medici, infermieri, ricercatori e volontari sono stati premiati per il loro straordinario contributo, diventando simboli di resilienza e speranza.
Questo decennio ha anche visto un'accelerazione delle trasformazioni tecnologiche e digitali, con un'espansione senza precedenti del lavoro a distanza, dell'educazione online e dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale. L'OMRI ha celebrato figure che hanno guidato l'innovazione in questi campi, riconoscendo l'importanza di investire in conoscenza, creatività e nuove competenze per affrontare le sfide del futuro.
La lotta contro il cambiamento climatico si è consolidata come una delle priorità assolute dell'umanità, e l'Italia ha cercato di posizionarsi tra i Paesi leader in questo ambito. L'Ordine ha conferito onorificenze a personalità che hanno dedicato la loro vita alla promozione della sostenibilità, come attivisti ambientali, scienziati e imprenditori impegnati nella transizione ecologica.
L'attenzione verso il sociale e i diritti umani è stata un altro elemento chiave di questi primi anni del decennio. In un periodo caratterizzato da crescenti disuguaglianze economiche e sociali, è stato dato risalto a coloro che si sono impegnati per la giustizia sociale, l'uguaglianza di genere e l'inclusione delle minoranze. La valorizzazione del ruolo delle donne è stata particolarmente evidente, con un aumento significativo delle premiate in settori tradizionalmente dominati dagli uomini, come la tecnologia, la scienza e l'imprenditoria.
Inoltre, la crisi geopolitica e i conflitti internazionali, culminati con l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, hanno visto l'Italia impegnarsi attivamente nella solidarietà internazionale e nell'accoglienza dei rifugiati. L'Ordine ha reso omaggio a coloro che hanno dimostrato un profondo senso di umanità in questi contesti difficili. L'arte, la cultura e lo sport hanno continuato a rappresentare pilastri fondamentali per l'identità nazionale, e molte onorificenze sono state assegnate ad artisti, musicisti, scrittori e atleti che hanno portato l'eccellenza italiana nel mondo. In particolare, il successo degli Azzurri agli Europei di calcio del 2021 ha offerto al Paese un momento di grande unità e orgoglio nazionale, celebrato anche attraverso il conferimento di onorificenze ai protagonisti di questa impresa sportiva.
Un elemento distintivo degli anni 2020 è stato l'emergere di nuovi eroi quotidiani, persone comuni che, attraverso gesti straordinari di altruismo e solidarietà, hanno fatto la differenza nelle loro comunità, protagonisti silenziosi che hanno dimostrato come il merito non risieda solo nei grandi successi, ma anche nella capacità di ispirare e migliorare la società con azioni concrete e valori condivisi.
Le crisi possono essere affrontate con spirito di solidarietà, innovazione e resilienza, e l'OMRI si è fatto portavoce di queste qualità, celebrando anche l'impegno costante e il coraggio di coloro che hanno saputo trasformare le difficoltà in opportunità.
L'evoluzione numerica dei conferimenti
Il numero massimo delle onorificenze conferibili è determinato annualmente con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Consiglio dei Ministri e il Consiglio dell'Ordine.
L'evoluzione numerica dei conferimenti dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana ha seguito un percorso in costante crescita, rispecchiando le trasformazioni politiche, sociali ed economiche dell'Italia. La sua progressiva espansione e la selettività dei conferimenti nelle diverse classi sono segnali di una costante ricerca di equilibrio tra il riconoscimento del merito individuale e la preservazione dell'esclusività dell'Ordine.
Negli anni subito successivi alla sua istituzione nel 1951, l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana era principalmente un riconoscimento per figure di spicco in ambito militare e politico.
La classe dei Cavalieri era la più diffusa, mentre le classi superiori (Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce) erano riservate a pochi.
In questo periodo si registravano circa 500 onorificenze annuali, con una netta prevalenza di Cavalieri, mentre le classi superiori ricevevano molto meno.
La selezione era prevalentemente legata all'affermarsi dell'Italia come repubblica democratica e si concentrava su meriti riconosciuti in ambito civile e militare.
Nel corso degli anni '70 e '80, l'Italia, con l'incremento della sua influenza internazionale, l'espansione della società civile e la crescita dei settori della cultura e dell'industria, vide un allargamento dei criteri di conferimento delle onorificenze: oltre ai tradizionali riconoscimenti in ambito politico e militare, si cominciarono a premiare anche figure emergenti in ambito culturale, scientifico e sociale.
Durante gli anni '70, il numero complessivo di onorificenze annuali salì a circa 2.000-3.000: la classe dei Cavalieri continuò a dominare, ma i Cavalieri di Gran Croce e i Grandi Ufficiali divennero più numerosi, con una maggiore attenzione verso figure di rilievo nazionale.
Nel periodo successivo al 1990, l'Italia ha continuato ad ampliare il numero di conferimenti, soprattutto nelle categorie relative a cultura, scienza, arte e sport.
Con l'ingresso nell'Unione Europea e la globalizzazione, l'Ordine ha visto un afflusso di personalità internazionali, ma ha anche cominciato a regolamentare più strettamente il numero di conferimenti per preservare l'esclusività delle classi superiori.
Il numero annuo di onorificenze aumentò a circa 3.000-4.000 onorificenze, con la classe dei Cavalieri che rimase la più numerosa, con circa 2.500-3.000 conferimenti annuali. Le classi superiori, tra cui gli Ufficiali, i Commendatori e i Grandi Ufficiali, venivano assegnate a circa 200-300 persone ogni anno, ma il conferimento di Cavalieri di Gran Croce continuava a rimanere una rarità, con circa 20 conferimenti annuali.
Nel nuovo millennio, l'OMRI ha raggiunto una certa stabilità numerica, con un rafforzamento della selettività nella distribuzione delle onorificenze attraverso la definizione di un limite al numero di conferimenti annuali per ogni classe, in modo da evitare un'eccessiva proliferazione dei premiati.
Negli anni 2000, il numero totale di onorificenze annuali è stato fissato a circa 3.500-4.000, così ripartiti:
Cavalieri: circa 2.600-3.000 conferimenti annui.
Ufficiali: circa 500.
Commendatori: circa 300.
Grandi Ufficiali: circa 80.
Cavalieri di Gran Croce: circa 20.
Questa regolamentazione ha permesso di mantenere l'Ordine come simbolo di prestigio, pur continuando a riconoscere un ampio numero di persone meritevoli in vari settori della vita civile, culturale e scientifica.
Nel decennio 2010-2020, l'Italia ha continuato a conferire il riconoscimento a centinaia di personalità, ma con una forte attenzione verso l'inclusività e il merito sociale.
Anche durante la pandemia di COVID-19, si sono registrati numerosi conferimenti a medici, infermieri e operatori sanitari che si sono distinti durante l'emergenza sanitaria. In questi anni, le onorificenze non riguardavano più solo il panorama nazionale, ma anche l'impegno internazionale.
La media annuale dei conferimenti rimase stabile attorno ai 3.500 conferimenti, tuttavia, il numero di Cavalieri (circa 2.600-2.800) continuò a essere preponderante, mentre le classi superiori rimasero riservate a figure di livello internazionale, con conferimenti a circa 500-600 Ufficiali, 300-400 Commendatori, 80 Grandi Ufficiali e 20 Cavalieri di Gran Croce.
Durante gli anni successivi, fino al 2024, l'Ordine ha continuato a riconoscere una vasta gamma di meriti, con particolare enfasi verso coloro che hanno contribuito a combattere la pandemia di COVID-19 e le sfide globali come il cambiamento climatico e l'emergenza sociale.
Nel 2024 il numero complessivo massimo di conferimenti annuali è stato definito in 3.500, così articolato:
Cavalieri: 2.600
Ufficiali: 500
Commendatori: 300
Grandi Ufficiali: 80
Cavalieri di Gran Croce: 20.
Invariato il numero e la ripartizione per classi nel 2025.
Copyright © 2025 Maurilio Ravazzani
